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Feria propria del 3 Gennaio

«Luce per noi».

dall'Antifona d'ingresso

Lo sciame delle Quadrantidi!

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Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno

«Gridate, esultate, cantate inni!».

Sal 98,4

Le dodici suore agostiniane del monastero di Pennabilli nel Montefeltro

La preghiera è una sorta di sorriso corale, allegro, contagioso e aumentativo!

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Maria Santissima Madre di Dio

«Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».

Lc 2,19

Osservando i flussi di meraviglie che scaturiscono dalla tua santa icona, o Santissima Madre di Dio, in quanto tu sei il buon aiuto di coloro che pregano, il sostegno degli oppressi, la speranza dei senza speranza, la consolazione di coloro che soffrono, il nutritore degli affamati, l'abbigliamento del nudo, la castità delle vergini, la guida degli estranei, l'assistenza di coloro che lavorano, il ripristino della vista ai non vedenti, l'udito chiaro per i non udenti e la guarigione del malato, in te cantiamo per fortuna a Dio: Alleluia!

Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza. Lei è la piccola serva del Padre che trasalisce di gioia nella lode. È l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita. È colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte le pene. Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia. È la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno. Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio. Attraverso le varie devozioni mariane, legate generalmente ai santuari, condivide le vicende di ogni popolo che ha ricevuto il Vangelo, ed entra a far parte della sua identità storica ... È lì, nei santuari, dove si può osservare come Maria riunisce attorno a sé i figli che con tante fatiche vengono pellegrini per vederla e lasciarsi guardare da Lei. Lì trovano la forza di Dio per sopportare le sofferenze e le stanchezze della vita. Come a san Juan Diego, Maria offre loro la carezza della sua consolazione materna e dice loro: «Non si turbi il tuo cuore […] Non ci sono qui io, che son tua Madre?».

Papa Francesco, Evangelii gaudium, 286

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Natale del Signore

«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».

Gv 1,1-3

Al centro di questa icona russa vediamo Gesù nel suo aspetto convenzionale (più in alto) e in quello di Sophia, Saggezza e Parola di Dio (un angelo alato dalla faccia rossa)

Cominciamo con la prima strofa che comprende i vv. 1-5. È una grande cristofania: il Cristo entra in uno scenario dagli orizzonti cosmici e universali. Infatti il primo vocabolo è «en arché» che richiama una parola ebraica: bereshit, in principio, che si trova nel primo libro in assoluto della Bibbia, la Genesi. Ci sono perciò due grandi inizi secondo questo inno. C'è l'inizio lontano, il principio dell'essere, il principio mirabile della creazione, cantato e illustrato attraverso quelle sette giornate di Gn 1, che simboleggiano la perfezione ... c'è questo nuovo, grande inizio, che segna l'origine della nuova storia, del nuovo cosmo, della nuova organizzazione di tutto l'essere. Subito dopo, infatti, si sente che Giovanni allude ancora a Gn 1: là si diceva: «in principio Dio creò il cielo e la terra», e subito Dio entrava in scena sulla platea del nulla e parlava: «Dio disse» ... Il Prologo dice: «In principio c'era il Logos», la Parola, il Cristo ... Perché Giovanni ha chiamato Cristo Logos? Alle spalle aveva certamente quel riferimento biblico che abbiamo illustrato; ma ne aveva anche tanti altri. Qualche studioso è risalito nei secoli fino ad approdare nientemeno che alla teologia egiziana di Memphis. Gli archeologi hanno scoperto una famosa stele di un faraone vissuto verso la fine dell'VIII secolo: Shabaka. Questa stele contiene una importante invocazione, che è la citazione di una preghiera che risale alla prima dinastia egiziana (2850 a. C.). e presenta il Dio di Memphis, Dio creatore, Phtah, mentre sta creando. Vi si legge: «Tutte le cose che sono state create hanno nel loro interno il cuore e la parola di Phtah» cioè la parola di Phtah diventa la realtà creata, tanto la parola divina è efficace. A Babilonia Marduk parlava e nel cielo apparivano le costellazioni dello zodiaco. Si tratta quindi di una teologia molto antica. Però io penso che si debba rimanere nell'ambito della cultura biblica e tenere presenti molte bellissime pagine dell'Antico Testamento, dove la parola di Dio ha una dimensione tale da far pensare a una personificazione. Ricordiamo la scena del c. 18,14-15 della Sapienza: «Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile» ... Possiamo anche riferirci a quel bel finale di un poeta biblico delicato e intelligente, il Secondo Isaia. È un profeta anonimo, la cui poesia lirica è entrata nella seconda parte del grande rotolo di Isaia, e precisamente nei cc. 40 e 55. La sua conclusione è di estrema freschezza, molto vicina alla sensibilità degli orientali. «Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo, e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca». La parola di Dio è realtà viva, continuamente operante ... Il Logos del prologo si mette subito in azione, come la parola divina dell’Antico Testamento. Per noi parola e azione sono distinte, ma, se teniamo presenti la mentalità e la cultura semitica, non possiamo affermare che Cristo è soltanto la Parola: Cristo è anche l'azione. Non è quindi esatto quello che Goethe ha detto nel Faust, allorché egli contrappone la parola, quale elemento salvifico, all'azione, quale elemento demoniaco. Per la Bibbia invece affermare che in principio è il Logos, vuol anche dire che in principio c'è questa energia vitale suprema: il Logos è il creatore. Per completare questo discorso, potremmo ricorrere anche ad un'altra categoria dell'Antico Testamento, una categoria ugualmente nota. Si tratta della Sapienza, che nell’A.T. è lo strumento che Dio usa per creare; ma è insieme qualcosa di se stesso, che procede da lui. Anche nel mondo egiziano si trovano interessanti analogie: la dea Maat che usciva dal dio Ra. Ci sono delle raffigurazioni all'interno dei templi, soprattutto nella cella ultima della divinità, dove il dio Ra è in piedi e ai suoi piedi c'è una fanciulla molto bella, dai lineamenti delicati, con una veste trasparente e una piuma sul capo. È intenta a creare, a plasmare, a manipolare la materia. È il dio stesso Ra, il dio sole, che agisce attraverso la dea Maat, la sapienza. Pensiamo anche al capolavoro del c. 8 dei Proverbi, l'autoinno della Sapienza (vv. 8,22-31). La Sapienza entra in scena e descrive poeticamente ciò che ha fatto nella sua grande officina del mondo, illustra tutti i suoi capolavori. In Cristo, c'è parola e azione, il progetto e la sua realizzazione. Ecco infatti come l'inno del Prologo continua: «Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste». In greco abbiamo questa frase lapidaria: choris autoù oudé en, «fuori di lui: nulla»; fuori di lui, il silenzio. L'essere è tutto sospeso a questa azione di Dio. E questo tema si ripeterà nel v. 10, dove si riafferma: il mondo fu fatto per mezzo di lui.

G.F. Ravasi, Metafisica dei cristalli, Commento al Prologo di Giovanni

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Feria propria del 24 Dicembre

«O Astro che sorgi, splendore della luce eterna».

dal Canto al Vangelo

Una cometa aliena!

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Feria propria del 23 Dicembre

«Chi sopporterà il giorno della sua venuta?».

Ml 3,2

Il giorno più freddo di sempre!

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IV Domenica di Avvento (Anno A)

«Chiedi per te un segno».

Is 7,11

Quando la luce vince sul buio!

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