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Feria propria del 5 Gennaio

«Vedrai cose più grandi di queste».

Gv 1,50

Un occhio nascosto nel bosco!

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Feria propria del 4 Gennaio

«Il mondo e i suoi abitanti».

Sal 98,7

Immagini spettacolari!

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Feria propria del 3 Gennaio

«Noi fin d’ora siamo figli di Dio».

1Gv 3,2

Un modo per portare il loro mondo anche in chiesa!

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Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno

«Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi».

1Gv 2,26

"Meglio atei che cristiani ipocriti"!

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Maria Santissima Madre di Dio

«Dio mandò il suo Figlio, nato da donna».

Gal 4,4

L’angel che venne in terra col decreto

de la molt’anni lagrimata pace,

ch’aperse il ciel del suo lungo divieto,

dinanzi a noi pareva sì verace

quivi intagliato in un atto soave,

che non sembiava imagine che tace.

Giurato si saria ch’el dicesse 'Ave!';

perché iv’era imaginata quella

ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;

e avea in atto impressa esta favella

‘Ecce ancilla Dei’, propriamente

come figura in cera si suggella.

Purg. X 34-45

In una rappresentazione altamente poetica Dante decide di inaugurare gli strutturali exempla humilitatis del Purgatorio - propriamente detto - con il noto evento neotestamentario dell'Annunciazione alla Vergine secondo la narrazione del Vangelo di Luca (Lc 1, 26-38). L’altorilievo di Purg. X 34-45 sembra provare a racchiudere nelle quattro terzine impiegate ogni possibile aspetto dell'episodio. Difatti, in un canto in cui nessun elemento è lasciato alla casualità ma tutto pare essere giustificato a partire da ben precise scelte semantiche, anche le parole pronunciate dai due protagonisti dell’evento evangelico (Gabriele e Maria) e impiegate da Dante nel primo exemplum della cantica non sono casuali: «Ave» corrisponde al saluto dell'arcangelo alla Madonna che apre l'incontro; «Ecce ancilla Dei» è la risposta della Vergine che supera i dubbi iniziali e conclude la condizione di peccato aperta dai progenitori. La terzina 40-42 è molto significativa soprattutto perché, posta in un segmento nel quale Dante si ritrova impegnato a celebrare l’umiltà di Maria, riesce allo stesso tempo a suggerire l’alto protagonismo e l’autorevolezza riconosciuti dall’auctor alla Vergine all’interno degli equilibri soteriologici cristiani. Nella presentazione dantesca della storia della salvezza la Madonna è infatti la creatura che, permettendo il compiersi dell’incarnazione di Dio nel Figlio, ha dato inizio al processo di redenzione di tutta l’umanità. Tale importanza è soprattutto resa evidente proprio a partire da Purg. X 40-42: versi che, se da una parte propongono l’immagine della porta serrata suggerita dottrinalmente con valore cristologico dalla Summa Theologiae di Tommaso, dove si dice: «Clausio ianuae est obstaculum quoddam prohibens homines ab ingressu»; dall’altra incoronano Maria come la grande artefice della fine del divieto. A ben vedere però l’immagine di una Vergine Maria reggente e portatrice di chiave è piuttosto lontana dai consueti appellativi impiegati dagli esegeti per descriverla. La decisione di Dante di venir meno alla lunga tradizione esegetica e innologica mariana non è da intendersi come una mossa priva di importanza. Per l’appunto, il fatto che Maria passi da “porta del Paradiso riaperta con il concepimento di Gesù” a “figura che gira la chiave per permettere l’ingresso dell’alto amore di Dio” significa che il poeta fiorentino ha riconosciuto all’ancilla Domini una parte attiva nel processo di salvezza: non un semplice strumento passivamente privato della propria volontà, ma una donna che sceglie di accettare la proposta del Signore e di ruotare da protagonista la chiave nella serratura della porta che riapre le vie del cielo, la “padrona” della chiave del cuore di Dio.

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Natale del Signore

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce».

Is 9,1

Affresco della Natività, Όμορφη Εκκλησία, Egina

Un miracolo nuovo Dio ha compiuto tra gli abitanti della terra: egli che misura il cielo con la spanna, giace in una mangiatoia d’una spanna; egli che contiene il mare nel cavo della mano conobbe la propria nascita in un antro. Il cielo è pieno della sua gloria e la mangiatoia è piena del suo splendore. Mosè desiderò contemplare la gloria di Dio, ma non gli fu possibile vederla come aveva desiderato. Potrebbe oggi venire a vederla, perché giace nella cuna in una grotta. Allora nessun uomo sperava di vedere Dio e restare in vita; oggi tutti coloro che l’hanno visto sono sorti dalla seconda morte alla vita ... Mosè non poté vedere Dio come realmente è; i magi invece entrarono e videro il Figlio di Dio fatto uomo. Il volto di Mosè splendeva perché Dio gli aveva parlato e un velo ricoprì il suo viso perché il popolo non poteva guardarlo; così nostro Signore si è circondato, nel seno materno, con il velo della carne e ne è uscito e si è mostrato: e i magi lo videro e gli offrirono i loro doni. E’ grande il prodigio che si è compiuto sulla nostra terra: il Signore di tutto è disceso su di essa, Dio si è fatto uomo, l’Antico è diventato fanciullo; il Signore si è fatto uguale al servo, il figlio del re si è reso come un povero errabondo. L’essenza eccelsa si è abbassata ed è nata nella nostra natura, e ciò che era estraneo alla sua natura lo ha assunto per il nostro bene. Chi non contemplerà con gioia il miracolo che Dio si è abbassato assoggettandosi alla nascita? Chi non si meraviglierà vedendo che il Signore degli angeli è stato partorito? Credilo senza dubitarne e sii convinto che tutto in verità si è svolto proprio così!

Efrem Siro, Inno per la nascita di Cristo, 1

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Feria propria del 24 Dicembre

«Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?».

2Sam 7,5

"Siamo fermi e lo saremo fino al prossimo marzo"!

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