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Nato sul finire della I guerra mondiale, papà si ritrovò arruolabile nel bel mezzo della II e, da buon italiano, servì il suo paese sotto le armi. Dal suo Stato di servizio nell'Esercito Italiano desumiamo quanto segue:

Papà conservava molteplici ricordi del periodo africano della sua vita; tra quelli che più spesso tornavano nei suoi racconti, mi piace qui riportarne tre.

L'alito della morte

Nei primi giorni di guerra africana, mentre guidava un plotone sul fronte, si rese conto che i suoi subalterni, giovani come e più di lui, avevano paura di uscire allo scoperto per andare incontro al nemico; invece di minacciarli li esortò con l'esempio, uscendo per primo, ed un attimo dopo una granata cadde nella buca dove si trovava il plotone, facendo strage.

Il tradimento

In piena ritirata di fronte all'attacco delle truppe alleate, i camerati tedeschi requisirono, sotto la minaccia delle armi, tutti i mezzi di trasporto delle truppe italiane, lasciandole a piedi, nel deserto, costrette a percorrere centinaia di chilometri sotto il sole cocente.

Come animali

Prigionieri degli inglesi, gli italiani venivano trattati come bestie; per loro poco cibo (solo fagioli), pochissima acqua, molto lavoro e pessime condizioni igieniche; nessuna meraviglia se solo quelli dalla fibra più robusta (come papà), sopravvissero alla prigionia.