Pur senza essere un adone, papà era certamente un tipo tutt'altro che trascurabile; e tuttavia, nonostante la sua prestanza fisica, saggiata nel fuoco dell'Africa, la sua competenza culturale e l'esperienza accumulata durante la guerra, dovette aspettare a lungo prima di trovare la donna della sua vita. C'erano stati alcuni tentativi miseramente falliti e la tradizione orale vuole che un primo approccio con mamma, favorito dai ripetuti incontri sul treno che portava entrambi al lavoro (lui ad Eboli, lei a Capaccio), fosse andato nella stessa direzione, forse per l'eccessiva timidezza di lui.

Fu per "colpa" di mia cugina, da poco venuta al mondo, che i due riallacciarono i rapporti; papà era stato trasferito ad Amalfi e le occasioni di incontrare mamma erano svanite: forse, in cuor suo si era rassegnato all'ennesima delusione. Ma un giorno incontrò per caso mia madre che passeggiava a lungomare con la piccola: preso probabilmente dallo sconforto, vinse le sue titubanze ed il suo carattere schivo e le chiese se si fosse sposata: al diniego di lei, sentì probabilmente "suonare le campane". Le stesse campane, non molto tempo dopo, suonavano a festa per un coronato sogno d'amore!

Per tutta la vita mamma e papà hanno realizzato pienamente uno dei significati più importanti del Sacramento del matrimonio: da due diventare una persona sola. Papà con mamma ha condiviso sempre tutto: mai una volta che se ne sia andato in giro da solo; nulla e nessuno lo potevano allontanare dalla moglie adorata che "letteralmente" seguiva ovunque, preoccupandosi di guardarle le spalle da ogni pericolo. Mamma, per parte sua, si è presa cura sempre di lui, in tutto e per tutto, "nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia".